Meditazioni Sul Testo : Le Divisioni dell’Adam

In Bereshit (Genesi) due momenti cruciali dell’Adam sono caratterizzati da una sua distorsione delle parole di Y*H*W*H.

In uno dei due momenti, il primo, Ishah (ancora non chiamata Eva), dice al Nachash, il serpente: – Elohim – omette il Nome, rinunziandovi per qualcos’altro , lo vedremo fra poco- dice: non mangiate di quel frutto e non toccatel/violatelo [tigheu]- Ishah aggiunge la parola tigheu, “aumentando” così, a suo modo, la Legge. Il secondo caso è Qayin, Caino,quando, dopo il drammatico dialogo con Dio, dice: – Tu mi cacci… – Mettendo in bocca a Dio parole che Egli non ha proferito, anche lui ‘aumenta’ la Legge, interpretando, stavolta, le parole di Y*H*W*H circa la dimensione caduta dell’Adamah, senza l’altra parte dell’Adam, Hebhel, Abele, scissa con la famose uccisione.

Particolare della messa in opera del testo ebraico del Manoscritto. [Bereshit 1-3]

Entrambi gli ‘aumenti’ corrispondono a due precise sottrazioni. Nel caso di Ishah, prima che divenisse Eva, l’aumento corrisponde a una sottrazione: la Donna sottrae il Nome al suo Dio, definendolo al modo del Nachash: Elohim, la sua forma plurale, senza connotazioni specifiche. Nella storia di Qayn la sottrazione è proprio Hebel, il gemello ucciso, toglie così a Dio metà dell’Adam, quella che-pascola-il-gregge. Qayn sembra non accorgersi della gravità della sua azione, quando Y*H*W*H gli parla, egli risponde, quasi incredulo, domandandogli se davvero la sua colpa sia poi così grave da non venir tollerata. In realtà il rapimento della vita è già nel sangue di Adam, che ,strappando il Frutto dell’Albero, si è svezzato alla divisione di sé stesso e al ristagno (aumento-limitazione) nel suo mare interno delle categorizzazioni, reso una costellazione di stagni isolati l’uno dall’altro attraverso le pareti di un linguaggio sempre più lontano dall’Unità originaria con la Creazione.

Particolare della messa in opera del testo italiano di Bereshit. [Bereshit 4]

Gli aumenti non sono la ricerca di un più ampio campo di libertà d’azione, sono, altresì, limitazioni che sia Ishah quanto Qayn si autoinfliggono. Ishah impone la regola di non toccare/violare il Frutto, oltre quella di non coglierlo mentre Qayn si infligge la ‘cacciata’. In realtà l’Adam, sin dal principio sembra propenso a volersi incatenare, una volta esclusa la sua cooperazione con Dio. Quando Adam si ‘cuce’ una cintura, limita la sua azione macrocosmica connessa alla zona pelvica, difatti l’Adamah diventerà infruttuosa, poiché non vi sarà lAdam capace di fecondarla con il Verbo Celeste, escluso dalla sua iniziativa. Anche con la caduta di Qayn, l’Adamah non sarà più feconda, poiché l’Adam agricoltore si è diviso dal suo essere pastore, limitando la sua integrità primordiale, censura in se stesso l’Opera per cui è stato ‘eletto’ (Genesi : perché per coltivare l’Adamah è stato eletto). Strappando il frutto e mangiandolo, Adam da luogo all’omicidio, azione in cui si strappa la vita di un essere per inglobarla a livello emotivo, ‘aumentandosi’ nell’arroganza. Origina la faziosità, Qayn spia Dio che guarda Hebel, come se la scena fosse altro da sé, anziché contemplarlo come la sua parte di essere che pascola il gregge, della quale l’Adamah ha bisogno per vivere. In quel momento l’Adam, ormai svezzato alla divisione per aver strappato il Frutto dall’Albero, traccia un solco fra sé, la sua integrità primordiale e Dio. Qayn e suo padre Adam (con la sua Ishah) in realtà sono la rappresentazione nell’Eretz-terra del Frutto dall’Albero, strappato dai mondi Sefirotici.  Qayn sarà ‘errante’ e ‘barcollante’ nella sua Eretz-Terra e i popoli (le Nephesh-anime, i viventi primordiali dei primi giorni della Creazione) non riconoscendolo come ‘Albero maestro’ radicato nel loro mondo, si sentiranno legittimati a ripudiarlo (ucciderlo) come Adam- pastore, anzi potrebbero persino scambiarlo come un ‘ladro’ , anticipando le parole di Cristo in Giovanni : – In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. (…) 5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei.-. Ed era Hebel la parte dell’Adam “pascolante-il-gregge”, ora Qayn non sarà riconosciuto tale, poiché egli è la metà dell’Adam che coltiva la Adamah. Il timore di venire ucciso dalle Creature che lo incontreranno è dunque fondato. Dio fa di Qayn ‘un segno’ perché Adam si rammenti di quanto sia tremenda la sua condizione di Essere diviso in sé stesso. Adam si scinde da Ishah, Qayn da Hebel e via, via si isolerà ogni categoria dell’Essere in Adam: sarà un frammentarsi sempre più sottile, una continua dispersione delle particelle. Gli ‘aumenti-sottrazioni’ alla Lingua Primitiva, scaturita nell’Arché, di Adam continueranno sino a intrappolarlo nelle acque melmose del suo stesso linguaggio. L’avventura di Adam sarà ora verso la sua integrità primordiale, perché si restauri la Relazione Originaria stabilita in Bereshit.

Sulla Capitale dei Fogli : la lettera “E”

La lettera che apre i primi fogli è la E maiuscola.

Pagina 1 del Foglio 2 ,
Capitolo Genesi della Torah.

Nel carattere creato partendo dal canone gotico, la maiuscola è costruita attraverso un semicerchio che sostiene il tronco con la sua radice e i suoi rami.  La parte inferiore della lettera è la manifestazione del Cerchio, la parte visibile del Creatore, il Creato tangibile, laddove l’Albero affonda i suoi piedi, (foglio terzo), nella metà invisibile si sviluppa invece la parte alta della lettera, è il luogo dove l’Albero apre le sue gemme. Potremmo, idealmente, invertire il disegno del tronco, cosicché la radice risulti in alto, e infatti è questo il senso del Terzo Foglio.

Capitale della Pagina 1 del Foglio 2: lettera E

La E è la traslitterazione latina della WAW, la Lettera del Sei, che nello Zohar ha la grazia di costruire il Nome Divino ed è la congiunzione ebraica che le lega parole e versi gli uni agli altri,  poiché è questo il suo ruolo all’interno del Tetragrammaton: Waw unisce le due He, i polmoni divini, essendo la colonna vertebrale dell’Uomo Cosmico, e li connette allo Yod che è in testa al Nome sacro, essendo il Pensiero del Creatore, il barlume della Manifestazione custodito nella Bet del Bereshit.   He è il Cinque, e Cinque sono i Temi di cui viene narrato dal Secondo al Terzo Foglio, i Canti che il Signore della Fondazione deve attraversare, intonandoli nel modo corretto, per compiere la Fondazione, secondo il percorso inciso nel suo retaggio dalla tradizione del Cristo ΤΕΤΈΛΕΣΤΑΙ (Tetelestai, Tutto è compiuto).  Era il sacerdote, dopo il sacrificio, che esprimeva quella parola che diverrà la Chiave di Passo della Pasqua Cristiana, Telestai. E di tale parola si avvalevano i documenti giudiziari, quando testimoniavano l’estinzione di un debito. La procedura giuridica, rammenta Paolo in Colossesi 2,14, adoperava tetelestai per dichiarare colui che avesse estinto il suo debito con la giustizia non più passibile di accusa. In greco il verbo tetelestai è il Perfetto di Teleo, portare a termine, compiere, consumare. Il tempo perfetto nella lingua ellenica esprime un’azione compiuta i cui effetti perdurano nel presente e nel futuro, ed è esattamente questo il senso della Fondazione che ricalca il Passo Finale del Cristo: la morte sulla Croce segna l’unificazione dei Mondi, lo Spirito di Cristo si riunisce al Padre, nelle sue  ultime parole, l’Uomo della Croce  rimette nelle Mani del Padre il suo Spirito.

La Mano è Yad, lo Yod, ed è il luogo ove le due He, i due Polmoni si ricongiungono, saldate nella Waw.  La Fondazione è il simbolo di quel momento inesprimibile, in cui lo Spirito del Figlio torna alla Casa Celeste, lo Yod, dopo aver attraversato la Creazione torna in Bet, nell’Invisibile. C’è tutto quanto è stato manifestato nelle Due He che si ricongiungono, essendo due Cinque, partecipano nel Dieci, che è la Totalità delle Anime Viventi (Nephesh), tutte le energie della Manifestazione che si incarnano nelle creature, sono gli Eserciti (le Schiere) che hanno partecipato nella Creazione, secondo il Nome: Signore degli Eserciti, poiché, come ricorda il Libro dello Splendore, il Signore schierò le Dieci Sefirot in due schiere da cinque, e fece di Esse le dita delle sue Mani, poiché, canta il Salmo, è con le sue Dita che il Signore diede forma alla Manifestazione.

I due pentagoni simboleggiano le Mani e le Schiere Sefirotiche, le Dieci Dita di Dio. [Foglio 1, Pagina1, Capitolo Genesi.]

Cinque Temi udibili dunque per ciò che è visibile, Cinque inudibili per l’invisibile, così è il Respiro del Reggitore, così è la Sua Immagine nella Forma del Tai Chi: il corpo è costituito del pieno come del vuoto, silenzio e suono sono i due Temi; soltanto l’ascolto di entrambe le partiture può rendere cosciente il pensiero nella Forma. Non c’è Suono che nasca senza il Silenzio, così la Forma di TaiChi non può manifestarsi nell’Uomo senza che egli torni a percepire la cavità del suo corpo. I due Quadrati del Foglio rammentano che v’è una relazione d’Amore fra ciò che è visibile e ciò che è invisibile, Noè, il Visibile, l’Arca in cui si radunarono le Energie della Creazione nel giorno del Compimento (il Diluvio), incontrò l’Invisibile, il Signore, nella sua Tenda. 

La Gerusalemme Celeste riassorbe la Gerusalemme Terrestre una volta che quest’ultima abbia trasceso la sua radice terrena invertendo il canone, facendo della volta (raqya samayin, il firmamento celeste di Genesi che divide le acque) la sua radice. Ogni creatura, narra Laotze, una volta giunto all’apice della sua vita, la maturità, si compie definitivamente, tornando alla radice. Il significato dei Cinque Temi è dunque nel simbolo del Compimento, il Sovrano dei Cinque Regni è il precursore del Fondatore, lo Sposo della Fondazione, il suo Attuatore, il principio attivo del Fuoco invisibile al Centro della Creazione.  E la Capitale che ne introduce i Fogli rammenta tale simbolo, con il suo gancio che lega assieme i due Quadrati, le due Gerusalemme, i Polmoni del Reggitore Celeste.