Lo Sciamano dell’Identità Suprema

Tavola su Legno con smalto nero a opera dell’amministratore del Sito. Capitolo sull’Idetità dellem Creature di Zhuangzi

Zhuangtzi (Chuang Tzu) apre la via dello Sciamano Oltre-Il-Polo-Supremo, il Tai Chi Ren che ha realizzato la Perfetta Comprensione, oltrepassando il varco custodito dalle due polarità.

Zhuangtzi: – Cap. II- sull’identità delle Creature.
Guardando come ‘altro’ non si percepisce
Guardando come conoscenza, si capisce.
Si dice: “ l’altro è creato dall’essere questo
E ‘essere questo’ è ragione dell’altro.”.

Vi sono diverse traduzioni sulla frase che apre il capitolo: 物無非彼,物無非是 (wu4 wu2 fei1 bi3, wu4 wu2 fei1 shi4), le traduzioni in italiano in genere riportano il testo così: la creatura non è che non sia quello, la creatura non è che non sia questo. Ho voluto però tracciare una versione, di certo meno elegante ed accurata, ma che corrisponde all’esperienza e all’intuizione da me maturate attraversando il Tai Chi Quan.  Sicché bi3 彼, è la parola che identifica il pronome ‘quello’ nel dizionario, ma anche il termine ‘altro’ , mentre shi4 是 assume sia la funzione di ‘questo’ di copula , ho dunque adoperato un suo senso specifico: essere questa cosa, che ho sintetizzato con ‘essere questo’ sottinteso il predicato.  

Quando l’Essere si specifica inevitabilmente crea un altro da sé, delimitandosi nel tempo e nello spazio: io sono questa cosa qui e non quell’altra lì, quell’altra cosa lì è il ‘tu’. Attraverso la differenziazione del soggetto da ‘altro da sé’, nasce il ‘tu’ e di seguito tutte le altre persone: Dall’Uno nasce il Due, dal Due il Tre, nel Tre hanno origine i Diecimila Esseri (i noi, i voi, i loro) (TTC-42). La negazione
非 fei1, appare nel primo verso del TTC: Non è costante Dao, e non si tratta di una negazione alla stregua di un ‘non’ generico, bensì è inserita in un significato più specifico come quello dell’esempio classico:


白馬非馬, 可cavallo bianco non (è) cavallo, può essere ?”

(Gongsunlongzi- discorso sul cavallo bianco)

esempio che comporta anche il verbo passivizzante ke3可. Fei1 la troviamo nel capitolo di Zhuangtzi assieme a 無 wu2, la parola che esprime Assenza (wu ming, wu wei) , un’altra negazione che non può essere associata a un semplice ‘non’, poiché racchiude in sé il concetto di ‘assenza’, vacuità, non-essere. Rendendo in italiano le frasi che aprono il capitolo di Zhuangtzi non possiamo comprendere la vastità multidimensionale espressa dai caratteri appaiati 無非 wu2fei1, ma adesso abbiamo un’idea di quale mondo ci si apra nel momento in cui leggiamo come ‘la creatura non è che sia quello, la creatura non è che sia questo’.


(…)
Altro ed essere questo, è la prassi della generazione dei poli accoppiati.
Parimenti la vita è affiancata alla morte
Così la morte si affianca alla vita
Allo stesso modo ciò che può essere è appaiato con ciò che non può essere.

[Zhuangzi ]

Quando sul Monte Sinai, l’Essere Supremo si palesa a Mosè, adopera per nominare Se Stesso:  אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה : Io Sono Colui che Sono (  Elohim disse a Mosè: “Io sono colui che sono”. Poi disse: “Dirai così ai figli d’Israele: Io-Sono mi ha mandato da voi“[Esodo3, 13-15]. Letteralmente la frase è traducibile con Io Sarò ciò che Sarò, l’Essere Supremo è presente, passato e futuro, è Visnu che emana da Sé e riassorbe in Sé il tempo dell’esistenza, il ciclo degli Yuga e con esso tutti i soffi del Creato di Brahma.  Adesso Zhuangtzi eleva l’attenzione verso la dissolvenza del Principio Supremo, andando oltre le generazioni dell’Uno:

La ragione dell’essere (affermazione) è la ragione del non essere (negazione)
La causa del non essere (negazione) è la causa dell’essere (affermazione)
Pertanto l’uomo della saggezza non segue questa prassi
e illuminata dal Cielo
è la sua ragione.

Fra le parentesi tonde che corroborano il testo vi sono due concetti riconducibili a ciò che potrei definire Teologia Negativa e Affermativa, la Presenza e l’Assenza di Dio, in quanto, proprio con Zhuangzi si oltrepassano questi due stati, arrivando a ‘liberare’ Dio dalle definizioni di Assente e Presente, realizzando la congiunzione di Daat , Conoscenza il frammento caduto dalla Sephirah suprema Keter , la Corona.

Pagina del Manoscritto Le Vie Geroglifiche attraverso il Tai Chi Quan , opera dell’Amministratore del Sito.
Particolare di Pagina del Manoscritto Le Vie Geroglifiche Attraverso il Tai Chi Quan – In alto Wu, l’Assenza, in Basso You, Presenza, il Centro – Perno è generato nello stato di Grazia della Meditazione

Il Saggio Markandeya vissuto nella santità perfetta dentro il corpo di Visnu, cade fuori dalla bocca dell’Essere Supremo e viene atterrito dalla notte infinita che lo avvolge. È il sonno di Visnu, che dorme in mezzo all’Origine di tutto, nelle acque dell’Oceano Primevo, poiché è prerogativa del Signore Supremo godere di Se Stesso nell’ Oceano Cosmico,mentre spunta dal Suo corpo il fiore di Loto dai Mille Petali d’Oro, al cui centro siede il Creatore Brahma. Nell’Alchimia Taoista l’aureo fiore che culla il Santo Creatore è promanato da Ciò che è Se Stesso, nel Segreto del Fiore d’Oro:


自然曰道,道無名相,一性而已,一元神而已。lo stato del Sé è chiamato Dao. Il Dao non ha nome o forma; è giusto l’essenza, lo spirito originale.


Il Bambino che nasce nel Loto, è il frutto della Stanza Bianca, la mente illuminata dalla Comprensione Perfetta nel più alto stato meditativo. Nella tradizione Cristiana il Re Celeste è il Bambino figli di Dio, il Cristo. Zhuangzi trascina il meditante nell’attenzione suprema verso il Centro del Cerchio, il Cardine del Tao:  il sonno, il Sognatore, il Saggio, il dentro e il fuori di Visnu sono una medesima cosa dell’Asse Supremo, l’Uno, yi1, visivamente, il carattere ricorda un’asse: 一 , l’asse che nel nome Tai4 Ji2 (Tai Chi) 太亟, attraversa   tutti e tre i livelli della Manifestazione: L’asse del Cielo, dell’Uomo e della Terra, sull’asse dell’Uomo giacciono anche i caratteri kou3 , 口bocca e la mano destra又 you4, assieme questi due segni formano la parola nome, 名ming2 e sono le prime forme di conoscenza che  conducono dalle mutevoli visioni senza fine dell’anello al centro dell’anello, il nome costante: Ming2 Ke3 Ming2, Fei1 Chang2 Ming2 (il nome che può essere nominato, non è costante nome):

Altro ed essere questo non è possibile che siano compatibili con un idolo (immagine),
ciò è chiamato : Perno del Tao
l’origine del perno è compatibile con il centro dell’anello
dove può rispondere senza fine alle mutevoli visioni.
Quindi essere questo è un infinito
Parimenti altro è un infinito

Pagina del Manoscritto Le Vie Geroglifiche attraverso il Tai Chi Quan. Opera dell’amministratore di questo sito

Se letto testualmente, il primo verso della Genesi Biblica, racconta di come l’Essere Supremo nel Tre ( la terza persona sottintesa del verbo) abbia creato la sua pluralità-noi di Elohim,  (בראשית ברא אלהים  bereshit barà Elohim – nel Principio crea Elohim), ed Elohim da inizio ai Nomi: i cieli ( al duale) e la terra , in seguito la Luce e ogni altra creatura viene all’esistenza attraverso la sua Bocca-Voce e la sua mano, poiché, come dice il salmista, le sue dita creano l’universo.

Per quanto possa essere sublime la narrazione religiosa, è fatta di ‘essere questo’ e ‘altro’, poiché parla di stati creativi, quando Brahma è già in azione oltre Visnu, pur essendo, nella Perfetta Comprensione, unità con Questi. Nella visione biblica è ciò che deve essere: la nominazione durante i Sei Giorni di Genesi sono veri e propri atti di Creazione nei quali il Santo (sia Benedetto) determina l’Altro da Sé. Così nei cicli, Yuga, di Visnu, si adempie l’esistenza degli esseri oltre l’Essere, pur rimanendo gli uni e l’Altro, Uno solo.   Lo Sciamano deve oltrepassare il Principio Supremo, per accedere alla Chiarezza, la luce celeste:


性命不可见,寄之天光,天光不可见,寄之两目。L’Essenza e la Vita non possono essere viste, sono contenute nella luce del cielo. La luce del paradiso non può essere vista, è contenuta nei due occhi.

Il Vangelo di Matteo parla di questa luce:

La luce del corpo è l’occhio: se dunque il tuo occhio è unico, tutto il tuo corpo sarà illuminato. [Matteo 6-22]

Shui Ching Tzi proferisce : Nel corpo umano lo spirito si manifesta negli occhi. La mente è il governatore dello spirito. Gli occhi sono il punto in cui si raccoglie lo spirito.

Oltrepassando l’asse dei due poli, vi è l’unica Realtà che illumina la mente del meditante, lo Stato di Grazia in cui dal Centro del Tao si contemplano tutte le Meraviglie (oltrepassare la Porta delle Cose Arcane, nel TTC 1), l’istante inimmaginabile, quando da Visnu, l’Essere Universale, procedono tutti gli elementi della sua essenza per formare lo spazio vitale, mentre Egli concentra la sua mente per far nascere di Brahma,  potremmo assimilare questa visione all’istante del barà Elohim. Nel Levitico parla אני יהוה Io Sono Y*H*W*H :  “Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. 34 Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso(…).”. Il forte amore è raccomandato anche nel rapporto fra l’Uomo e Dio in Deuteronomio 6. : 5 Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6 Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore (…)- Aderire all’Amore verso cui il Supremo Essere esorta significa entrare nella Grazia della Sephira   Chesed, ove dimora la libertà dai vincoli delle definizioni che polarizzano e limitano la visione al solo suo margine più esterno, quello della parola, alla sola circonferenza, lontani dal Perno del Tao:  – (…)Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l’arcano, chi sempre desidera ne contempla il bordo.

(TTC 1)- (…)Quando Dao è negletto, allora si hanno carità e giustizia, quando appaiono intelligenza e sapienza si hanno le grandi imposture (TTC 18).

La Spada,la Lancia e il Seme di Riso

Due sono gli uomini dell’Acqua , che sopravvivono alla tempesta : Noè e Jona , entrambi i Nomi sono sigillati con la lettera Nun, il ‘pesce’. Noach, Noè, è Tzaddiq, il Giusto, orma del Re di Giustizia, Melchitzedeq, il Capitano dell’Arca, l’altro, Ywnh, Giona,  è la Colomba, inghiottita dal Pesce. Arca e Pesce simbolicamente sono vicini: sono il ventre materno, avvolto dalle acque primeve,  entro il quale fermenta l’essenza del Seme Divino. Fusi assieme formano il nome יוֹחָנָן  Yochanan, entrato nella tradizione Cristiana come Ἰωάννης  , Giovanni, il cui significato è Yah (Dio) ebbe Grazia.  Giovanni è il Battista, in greco Il Precursore (ο Πρόδρομος). La Colomba precorre il Tempo di Melchitzedeq,  alchemicamente la Colomba è l’Opera al Bianco che precede il Rosso, la Rubedo, il Rebis, l’Uomo Perfetto.  A sua volta la Colomba è preceduta dal Corvo עורב, Orev,l’Opera al Nero. L’iniziale del nome corvo è l’Occhio, ע Ayn, e nel termine orev si nasconde quello di maestro: רב, rav, caratteristica mantenuta anche nella parola inglese che identifica il nero uccello: raven.  Il Maestro dell’Occhio, che condurrà Giona nelle viscere di se stesso, nella Notte Profonda del suo Essere, per chiudere gli occhi aperti al mondo esterno, concentrandosi sull’ Occhio Interiore, che guarda il Seme Divino trasformarsi in Frutto nel segreto dell’anima. Una narrazione metafisica si cela in questi due nomi Noè-Giusto-Melchitzedeq riceve da Giona-Colomba l’annunzio dell’Opera di Purificazione. La Colomba per i Cristiani è lo Spirito Santo. Noè-Melchitzedeq all’interno dell’Arca riceve il messaggio dall’Ineffabile, divenuto Spirito Santo per essere ricevuto. Il diluvio è il Tempo di Xrestos, il Purificatore, perché si preparino i Mondi all’avvento del Xristos, il Rettificato, il Tempo in cui Melchitzedeq esce dall’Arca per consacrare il Giusto ai Mondi Superni del Sacerdozio Eterno.   Entrambi i nomi hanno il Pesce, la lettera Nun, che li affratella.  Il valore ghematrico di Nun è Cinquanta, la decina del Cinque,  la lettera He, seconda manifestazione nei tre mondi dell’energia di tale Numero, la terza manifestazione è il mondo di Kaf Finale, 500, simile a Dalet come scrittura: ך, è appunto sia l’ultimo seme che deve morire perché dal suo essere sorga l’Albero della Vita , che l’ultima porta da varcare, quella sprofondata nell’abisso della terra, come disegna la sua stessa lettera, una Dalet allungata verso il basso, laddove il Pesce porterà Giona.  Al pari della sua Unità, He, è imparentata con Dalet, il Quattro – la cui manifestazione nella densità prevede una triplice esternazione dell’energia: Mem , 40, e Tav 400-  Nun è legata a Mem, il Quaranta. La cabalista Cristiana Annick de Souzanelle descrive la sorellanza fra Dalet ed He, Nun e Mem come un identico apparentamento semantico: la vita all’interno di strutture.  Nel primo caso, il Seme, Yod, è contenuto nella Porta Matrice della Creazione, Dalet, attraverso la quale passa Adam. Nella tradizione cinese, il Qi,è  il Soffio Vitale, l’Energia che tutto sostiene, il suo carattere è氣, composto da米mi, il seme del riso, e da气, qi, soffio. Mi soffermo su questo punto, nel Soffio Divino è contenuto il Seme di Vita che, nella tecnica alchemica interna del Tai Qi Chuan viene raccolto nel Dan Tian丹田, il Campo del Cinabro per essere poi irradiato attraverso i meridiani del corpo, simboleggiando la ricostruzione del corpo nuovo , potremmo confrontare la simbologia dell’opera del Qi nel corpo umano nelle Forme del Tai Chi Quan con la ricostruzione del Tempo di Cristo:

19 Gesù rispose e disse loro: «Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo ricostruirò». 20 Allora i Giudei dissero: «Ci son voluti quarantasei anni per edificare questo tempio, e tu lo ricostruiresti in tre giorni?». 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo.-. Giovanni2

La Porta Matrice di Adam è nel suo stesso nome:  אדם, A-D-M e viene inserita nell’Eden עדנ A-D-N, precisamente la Bibbia descrive lo Spazio di Creazione dell’Adam גן עדן gan eden, il Giardino.  Nella narrazione sono inseriti i sigilli della Matrice all’interno della quale il Seme deve essere custodito: גַּן־בְעֵדֶן מִקֶּדֶם GAN EDN MQDM . Il Pesce Nun che chiude il termine Gan, il Giardino, sostituita con Dalet la Porta, da luogo alla parola Gad, felicità, il cui inverso Dag è Pesce.  Leggendo il senso simbolico di ciascuna lettera in Eden ne ricostruiamo un senso semantico: עדנ A-D-N, Ayn,occhio, Dalet, porta, Nun, Pesce:  La Porta dell’Occhio del Pesce.  Ayn significa tanto occhio che sorgente, l’occhio si apre alla vista della pura luce quando Adam torna in se stesso, risalendo dalla sua prigione fatta di condizionamenti spazio-temporali della mente, attraversando i campi della conoscenza senza rimanervi impantanato. Nell’ Alchimia Taoista la Pura Luce, la Luce Celeste non può essere vista se non attraverso la meditazione, quella pratica di morte che spoglia l’uomo delle sue tuniche di pelle, facendolo rinascere in stati sempre più fini, sino al momento in cui egli neppure più è legato al processo di vita e morte, è quanto si legge nel primo capitolo del Segreto del Fiore d’Oro, testo cinese di tecniche alchemico-meditative interne. Uscito dalla Matrice delle Acque, dal ciclo di rinascite, nelle quali la tunica di pelle (pelle, עור aor ) che avvolge Adam diviene uno strato sempre più sottile, e il corpo di Adam  torna ad essere avvolto dalla Luce (luce, אוֹר aor ). Il Seme, Yod, inizia il Tetragrammaton,  secondo A. De Souzenelle, lo Yod è l’elsa della sacra Spada impugnata dal Cristo, e  Vav la lama. In Matteo 10 le parole che scatenano spesso tremende reazioni verso il Maestro :

34 Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35 Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. 37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. 38 Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.-.

Ma le tecniche meditative interne operano al pari della Spada, separando l’Essere da tutte le identificazioni che ne incatenano, frammentandola, la pura Essenza. Sempre nel Fiore d’Oro si rammenta che l’Essere è Puro Spirito Originario, libero da ogni schema spazio temporale, la spada squarcia il velo di pelle che è la ‘genealogia’ della carne, la tunica di pelle con cui si riveste Adam, cadendo dal suo stato di Unione con lo Spirito Originario. La meditazione è entrare direttamente nella propria croce, morire in essa, scendere negli abissi della propria debolezza umana, per liberarsi dalle strutture della personalità che l’hanno cementata, edificandovi la propria torre di potere. In questo senso la meditazione è il fulmine che la scoperchia, nell’immagine dell’Arcano XVI, la Torre, che propongo in una mia personale interpretazione in una delle figure che accompagnano quest’articolo. La Spada – Fulmine costringe l’uomo a uscire dalla torre, gettandolo a terra, nudo, senza più possedimenti, e il solo bagliore della Verità che sta ardendo il suo edificio, diviene la sua nuova veste, la Luce Invisibile che nel Fiore d’Oro si raduna nei Due Occhi del Saggio, di colui che entra negli stati più profondi della meditazione. La Spada e la Croce si sovrappongono nella forma, e il Tetragrammaton è,  la loro immagine originaria, immagine della radice comune. Pensando a Hashem come Spada, mi è venuta alla mente l’immagine della spada nella roccia, visione che mi ha trascinata nei luoghi della coscienza di Mosé. Mosè estrasse la Spada, come precursore del mitico Arthur,  e la roccia era il Sinai.  Sinai è chiamato anche Oreb: חֹרֵבָה (Chorebah), in questa parola è contenuta la parola spada: חֶרֶב (Chereb). Riprendo la visione di A. De Souzanelle , meditando sul Nome come lo propone secondo una sua intuizione mistica, trovo le due Heh, come le tavole della Legge , le Ali della Spada. Una terza tavola venne distrutta, lanciata da Mosè contro il suo popolo. La Legge invisibile, la Spada che ha colpito.

Le due He rappresentanto, secondo Souzanelle il doppio filo della lama

Yod י e Vav ו sono il tronco e la radice dell’Albero della Vita, sostengono ה He, i polmoni del Respiro Superiore (Ruach), poiché la Legge è il Respiro stesso che sostiene gli ordini dei mondi. L’uomo per innalzarsi al cospetto della Legge deve misurarsi con la Spada, da qui il canto di Ezechiele 21, riportato dalla De Souzanelle .  La Terza He, l’invisibile che si è frammentato sui timpani degli Israeliti, divenuti  muri fatti dello stesso materiale con cui fu edificata la Torre di Babele, il discorso difatti  torna all’Arcano della Torre. Ma pur frammentata Essa scorre ancora assieme alle sue due sorelle, è il Terzo Polmone, Il Dio fatto a pezzi dall’uomo che non vuole lasciare il tempo, Zagreo divorato dai Sette Titani. Astrologicamente il fatto del Vitello d’Oro porta impressa l’illusione degli Israeliti: Il Toro ( il Tempo dell’Egitto) non vuol cedere all’Ariete (Il Tempo del Passaggio), Israele non comprende ancora l’uscita dall’Egitto, vuol sottrarsi al Passaggio obbligatorio per oltrepassare la fase egiziana della sua esperienza. Non vuol morire nel deserto, non vuol disfarsi dei vecchi orpelli sacerdotali , divenute ormai spoglie inutili nel deserto. Non vuol rinascere come Uomo Nuovo in un nuovo Eden, è terrorizzato dalla morte. La Spada, incanalandosi nell’ira di Mosè reciderà il Toro dal nuovo cielo, come l’ostetrica libera prontamente il bimbo e la madre dal cordone ombelicale, evitando l’infezione. Il Toro pascola su pianure e steppe infinite, ruminando l’erba, e la sua testa s’abbassa, e quando la risolleva non oltrepassa la linea orizzontale del suo corpo. Mentre l’Ariete, innalza fieramente il capo e si solleva sulle zampe, osservando gli appigli su cui salire, poiché si arrampica sulle pareti spesso verticali delle montagne, spingendosi ai confini delle leggi fisiche per reperire il Sale. I marinai che trassero le sorti di Giona sono ‘ i salati’, poiché è questo il significato della parola ebraica hammallachim, tradotta con ‘i marinai’ e il loro capitano rav hachovel, è letteralmente ‘signore dei nodi’, ‘maestro di corde’, come Iside era la Signora dei Nodi , la protettrice del Nome Segreto di un’anima che attraversa l’Oltretomba. Il Nodo entro cui Iside protegge il Nome Segreto è conosciuto come Cartiglio, la cornice che adorna i nomi  dell’uomo nelle iscrizioni geroglifiche. Se immaginassimo Giona stesso come un Cartiglio, vedremmo il nome che protegge: il Nome divino, YHWH. Nel nome del Profeta una delle due He si sostituisce nel Nun Pesce.

Nella sua traslitterazione greca il nome Ywnh (Giona) illustra l’ascesa dell’uomo dalla fine dei tempi , l’Omega all’Arché, l’Archetipo Originario , l’Alfa  per mezzo del Pesce Nun, la lettera finale il Sigma rappresenta Shin il Triplice Fuoco della Saggezza che arde come Corona sulla mente dell’Uomo rinato dalle Acque:  Ιωνάς . Xristos è, di fatto, l’Alfa e l’Omega. E, tornando alla vicenda di Giona, la parola חבל chovel, che compone rav chovel, maestro di corde, è appunto corda, nodo. Letta al contrario contiene la parola cuore ,לב lev, curiosamente in ’italiano anche ‘corda’ ha celata la radice latina cor, cuore. ‘I salati’ , i marinai , operano , comandati dal Maestro dei Legami, mentre Giona è avviluppato da un sonno profondo.  Il Sale è il Mercurio, il grande dissolvitore delle forme e degli schemi, il Dioniso selvaggio, l’alieno che irrompe nell’anima addormentata, costringendola a uscire dalla vecchia città, dove s’era ancorata, interrompendo la ricerca dello Sposo. Scalza e nuda la spinge nei boschi, obbligandola a lasciare trucchi, tessuti, gioielli esteriori, per cercare il suo Nome Segreto. Le capre devono cercarsi il sale, elemento alieno al loro organismo. Oltre che il cielo stellato, la Porta degli Dei, anche nella natura animale s’adombrano significati possenti e lo trovano affiorante sugli orli dei burroni, sulle creste montane laddove la terra tocca il cielo.  La Spada, una volta liberata dalla roccia, pervade le anime a salire in alto, vincendo l’istinto di sopravvivenza e la paura del vuoto. Lì in alto, c’è il Fuoco che arde sulle rocce salate delle vette.

Tavola del Libro di Giona, trascritto in ebraico e tradotto da AYB

Il mio insegnante di Tai Chi Chuan[1] mi ricorda spesso che nella tradizione del Tai Chi l’elsa della Spada è la cresta iliaca e l’osso sacro è l’innesto della lama. I suoi Ba Gua, gli Otto Mutamenti, simboleggiati nell’anatomia umana dai fori sacrali, sono le Direzioni della Spada. L’allineamento della colonna vertebrale, seguendo la metafora suggerita da chi mi ha introdotta nello studio del Tai Chi, è l’immagine contemplativa della Spada Interiore che si solleva dalla roccia, e libera il flusso di Q, il respiro vitale.  

La Spada è la colonna vertebrale che si solleva e si allinea, lasciando libero  da impedimenti il flusso del Qi. Metaforicamente gli impedimenti sono quelle torri costruite dalle schematizzazioni che frammentano l’Essere nelle miriadi di personalità umane. Sollevandosi la Spada-colonna spinale abbatte una a una le torri, che nelle fiabe tengono prigioniera la Principessa (l’Anima).  Simbolicamente ciò avviene attraverso l’esercizio del Tai Chi Quan,  nel corpo umano si sciolgono i grumi che comprimono le vertebre, e uno dopo l’altro, i diaframmi si svincolano dalle oppressioni costituite dalle posture viziate del corpo, liberando i canali primevi del Qi. Il corpo umano in Tai Chi Quan è metafora del Corpo dell’Adam Qadmon, l’uomo divino, nel taoismo è lo Shen Ren, l’Uomo dello Spirito Originario. Nell’alchimia egizia tutto ciò era rappresentato con il sollevamento dello Djed . Lo Djed  è connesso alla Resurrezione dell’Anima  poiché è il simbolo della  spina dorsale del dio Osiride, Re di coloro che muoiono per rinascere, gli Iniziati di ogni tempo, e  al Tiqqun, alla Rettificazione, Tiqqun’Olam la parola che  significa “riparare” o “perfezionare il mondo”. Horus è l’Uomo Perfezionato e Osiride è “riparato”, nella Mitologia Egizia infatti Horus  riesce a ricomporre le parti del corpo di Osiride, smembrato da Set, la forza caotica. Se vediamo il Rito di Elevazione dello Djed  è connesso a ciò che in oriente si chiama  risveglio del serpente Kundalini. Infatti con lo Djed restaurato, la Testa viene cinta dall’Ureo, il Cobra Sacro che spunta dalla fronte, cioè simboleggia l’apertura del Terzi Occhio. Il Cobra Ureo che esce dalla fronte indica la liberazione delsesto Chakra o Chakra del Terzo Occhio che è rimasto chiuso e bloccato nel sonno umano della mente.

Djed rinvenuto nella Piramide di Cheope

La Croce-Spada confitta sulla terra è la memoria  del  Golgota, il monte ‘teschio’ dove  Xrestos il Purificatore, (contenuto nel nome d’uomo Yeshua) morendo perché rinascesse nel  Xristos Cristo, l’Unto.  Yeshua-Xrestos disse  di non guardare la trave nel nostro occhio ma non la pagliuzza nell’occhio di chi stiamo criticando,  si riferì anche a questo: l’uomo giace nel mondo dello sfasamento di Da’at, dominato dai giudizi della dualità e la sua visione sacra, quella dell’Occhio Divino che permette di osservare le cose nell’Io Sono, è ancora ben sprangata . Il Chakra del Terzo Occhio è infatti situato in mezzo alla fronte, nello spazio tra le sopracciglia, conosciuto come Chakra della fronte,  questo centro energetico è chiamato in sanscrito “Ajna” parola dal significato di conoscere, percepire, ma anche comandare, infatti un uomo che si sia perfezionato oltre la morte , riunisce in sé Giustizia e Pace, le due Forze Divine che gli consentono di Comandare, in questo comando diviene immagine della Fonte Divina che emanò l’impero: – Sia luce!-. Set disperde le parti del corpo di Osiride per tutto il mondo. Iside da quel momento ricerca i frammenti del corpo del suo fratello-amante Osiride. Nell’innalzare la sua spina dorsale Osiride e tutti gli Egiziani si rianimano e risorgono. Nel Libro dei Morti l’evocazione è questa: –Risorgi, o Osiride, ti é resa la tua spina dorsale– Quindi l’Alborea Iside diviene nel ritrovare Osiride , suo paredro,  anche l’Albero Colonna. È l’Eredità della Madre, Iside , cioè il Corpo di Osiride.  La Terra Madre, la Terra dell’I-Ching  che è K’un, il Ricettivo ,  laddove le caverne sono state svuotate dall’Inconscio Maligno, e abitate dal gemello Set con  le legioni composte dagli ego e dai demòni. La Terra che si stende sotto il Vento, in mitezza, che si connette all’Umiltà, termine importante perché la contiene  nel suo etimo disceso da Humus, la fertilità propria della terra.La Spada di Dio diventa Lancia nel Mare di Giona.  Il verso 4 del Libro di Giona inizia con il Primo Nome aumentato da una doppia Vav .

Nel verso 5, del Salmo 37, compare la parola גּוֹל  gol, simile al verbo  טוּלma con l’iniziale la lettera iniziale Ghimel il cui numero è il Tre. La parola è la forma maschile singolare del perfetto, del verbo גָּלַלGalal  il cui significatoviene reso con ‘rotolar via’. Si tratta sempre di una parola che si fonda sul Tre, vista la doppia Lamed (30) e la Ghimel. La troviamo in Genesi 29, nella vicenda di Giacobbe:

–  3 Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo.-. 

Entrambi i verbi  גָּלַל e טוּל  operando con la riduzione cabalistica hanno come valore il 9: גָּלַל  30 30 3 = 63= 9, טוּל9+6+30= 45=9 -. Nella sua forma perfetta, il verbo Galal lo troviamo nel Salmo37 tradotto così:

5 Rimetti la tua sorte nell’Eterno, confida in lui, ed egli opererà.-.

Giona non rimette la sua sorte nell’ Eterno e rotola via , come un sasso dalla montagna, è lo stesso atto di Giona che suscita lo scuotimento dei mari, l’azione di Giona è il giavellotto di Hashem. Il mare stesso rappresenta il coagulo delle azioni umani, che si addensa in ciò che potremmo definire con uno sguardo psicanalitico ‘l’inconscio collettivo’.  La vicenda del Profeta caduto nel ventre del Levitano è proprio il suo affogare nelle conseguenze di ciò che egli ha fatto. Rinnegando lo sguardo in se stesso, che la Montagna esige, in quanto metafora di uno stato di coscienza in prossimità del Volto di Hashem, Giona fugge dall’essere la Profezia, cioè l’Atto e la Parola del Pensiero Divino. Fuggendo dall’Essere scivola nelle categorie dell’inconscio collettivo che ne frantumano l’unità in una costellazione di nomi e conoscenze. Avevo prima toccato il discorso sulla liberazione dalle generazioni della carne, dalle tuniche di pelle. Nella Bibbia v’è un personaggio che di già appare sciolto da tali fardelli è Melchitzedeq, il sovrano- sacerdote apparso come una folgore nel racconto biblico privo di età e d’ignota provenienza. Manifestazione agli occhi dell’uomo di quello stesso mistero che si nasconde nella scrittura, nessuno sa quando e come esattamente la parola abbia cominciato a inserirsi nella lettera scritta. Come per Melchitzedek, vi sono una serie innumerevole di studi e possibili spiegazioni, ma nessuno possiede la chiave definitiva per rispondere al segreto delle sue radici

Esdra solleva il suo cuore sino al punto di intraprendere un viaggio assurdo, e inizia a trascrivere la tradizione israelitica dalle tavolette cuneiformi in quella scrittura che conosciamo come ebraico quadrato.  E con queste lettere è composto il nome di Melchitzedeq, di sette delle ventidue che Esdra affinò  da durante la sua impresa. Sette Lettere, dunque, la centrale è il Semel l’origine del Nome di Dio, due sono Sefiroth (Malqut e Keter), quattro sono parole: Cuore (Lev), Giustiza (Tzedeq), Porta (Dalet) e Santo (Qadosh). La Centrale, Yod è anch’essa Sefirah, oltre che iniziale di Hashem: Yesod, dunque nel Nome del Re si allinea l’asse centrale dell’Albero della Vita che è la linea verticale di Keter, Yesod e Malqut.  Dalet nasconde Da’at la Conoscenza, il frantumamento della prima Sefirah, Keter, della quale una parte scivola in basso, a causa di Adam, il Terroso ed Eva, la Vivente. Nello Sefer Yetzirah è scritto che le Sefiroth sono Dieci, non nove o undici. Seguendo questo monito, intendiamo Da’at come la caduta della Conoscenza da Keter, la sua sede originaria, la divisione dell’intelligenza di Adamo da quella Celeste. E aver strappato dall’Albero della Vita Da’at,  ha comportato anche la sua forma dopo la separazione: il dualismo estremo,  il bene e il male. Persino il suono della Conoscenza, che pervade la coscienza nella Sefirah Binah, s’è scisso in due timbri. Quel suono è il crepitio delle tre fiamme di Shin: Mem mormora e Shin sibila, Aleph è il Soffio in mezzo a loro, troviamo nella memoria yetziratica. Shin è una Lettera Madre, ed è la testa dell’anima, Re sul Fuoco.  Quando fu strappata la Sefhirah dall’Albero della Vita, Shin, ingoiato dalla Coppia Primordiale, s’abbassò nella statura strisciante della serpe: נחש, e nella caduta dall’altro, invertì il suo posto con Nun, il Re sull’Olfatto, lo Scorpione dell’Universo, Intestino dell’Anima. Per quanto riguarda il luogo yetziratico di Nun, essa si trova in mezzo al coito e al sonno, si legga ciò che S.Y. narra in 5:9 : Egli fece Lamed re sul coito[…] Egli fece Nun re sull’olfatto[…] Egli fece Samekh re sul sonno.-. La caduta fu dunque inversione e la Testa divenne l’Intestino (cloaca) e l’Intestino la Testa. Da Principio Shin divenne coda, sicché il sibilo del Fuoco si fece sibilo del Serpente. Gli Intestini Dakkin, ( anche Massas o Hemsess), sono uno dei Dodici Legislatori nell’anima,  nella letteratura biblica sono riferiti all’omaso , il terzo stomaco dei ruminanti. Il Midrash ne disvela la funzione di “macinare il cibo”. Shin cade dal Tre, in cui era Madre , cade dalla Corona del Fuoco e giunge nel Dodici, il Tre moltiplicato quattro volte , sede collettiva degli Astri Zodiacali. Da re diviene direttore. Rumina i pensieri, macerandoli nella dualità del bene e del male.  Jonah compì questa caduta. Quando l’Essere  * יהוה* si declinò in יהי (Yhay) , rendendosi giusto tempo per la Profezia : – e venne  che Hashem  (וַיְהִי  wayhiy) -il nome di Jonah echeggiò sulle labbra di Dio, ma l’uomo ebbe terrore del  merito e della responsabilità con i quali la sua voce sarebbe stata impregnata; così dalla montagna sulla quale era adagiata la sua coscienza di Profeta (Chakhmah) scese sul livello del mare, Mem, il ventre, e da lì cadde ancora verso gli abissi delle acque, inghiottito nello stomaco del Pesce. In Aramaico Pesce è  נון  Nun , lettera che inizia il nome del Serpente Nachash.   Rifuggendo dall’invito di Dio a sollevarsi: ק֠וּם  , qum, Jonah non può fare altro che scendere nel profondo del ventre, oltre Mem, oltre Yesod, sino a Malkuth, il regno più basso. Così Shin si trova nell’ultimo tratto dell’intestino del Nachash. Ma Nun è anche ‘fruttificare’ e ‘produttività’, dunque è nel ventre oscuro del pesce che Jonah comincia la sua risalita. Malkhut infatti è la fronda da cui sbocciano fiori e nascono frutti, dell’Albero della Vita, mentre Keter ne contiene le radici.  Jonah esce dalla bocca del Pesce, da Nun del Nacash, e solleva il suo sguardo al Cielo, dal quale piove la Goccia Benedetta della Grazia,  Yod, ora Nun è Ynun.  Ynun ינון è uno dei quattro nomi del Massiach (Messia).  Shin può tornare a essere il Trono Coronale del Fuoco mediante la Rettificazione che si è mostrata in Jonah. È della Giustificazione che parla la Prima Menorah. Parliamo ancora di Da’at. Da’at non è una  Sefirah vera e propria, abbiamo visto, ma uno sfasamento di Keter che potremmo immaginare come due cerchi sovrapposti e incatenati l’uno all’altro. La zona in cui le circonferenze s’intrecciano è il segreto di Da’at, il Passaggio della Rettificazione.



Come per la lettera centrale in Melchitzedeq, anche quella in Da’at  è una chiave che aiuta a comprendere il piano del suo mistero. Se Ayn la lettera al centro del suo nome viene commutata con Lamed, otteniamo un termine familiare: Dalet, Porta.  Ayn significa occhio, Lamed è la guida, l’istruzione.  Se a Da’at togliamo il centro diventa Legge: Dt. Riprendendo il pensiero di A. De Souzanelle, Daat è la Porta degli Dei, la si volesse oltrepassare senza tener conto della Legge, delle alte energie che la governano, se ne verrebbe inceneriti. Nella la tecnica meditativa  cinese il Fuoco sale,  ed è la Forma nella pratica alchemica del Qi Qong che apre la porta  cardiaca, il diaframma del cuore. Durante la meditazione nel Fuoco, la bocca s’apre per liberare il respiro; anche gli occhi si rivolgono al cielo, perché siano i collettori della pioggia celeste, le cisterne ove si raccoglie l’invisibile bagliore del cielo divino.  Nel Fuoco si arde tutto ciò che è materico, il corpo, il desiderio, tutto ciò che avviluppa lo spirito viene combusto nella sua dimensione.

La figura sopra ritrae un cerchio inferiore che è Abraham, il quale, attraverso la benedizione della sua semenza, viene introdotto da Melchitzedeq , il cerchio superiore, oltre la Porta della Rettificazione. Nel disegno Da’at è il Pesce, il Cristo, e la moltiplicazione dei Pesci è l’Arcano che s’adombra sul soglio del Regno di Pace, il dominio di Melchitzedeq. Pesci sono la Coppia Yin e Yang che, unita, è la Rettificazione piena dell’Uomo Uno.

Nel mio studiare il Tai Chi, ho incontrato i Due Pesci, nella Forma di Trasformazione dalla  Sfera del Fuoco. Ho composto questo breve passo per ricordarmi di quanto ho visto. 否: 在中丹田兩個魚在火出生。 Nel Campo del Cinabro di Mezzo ( Zhong Dan Tian) I Due Pesci nascono nel fuoco. Gli occhi dei pesci sono scintille lucenti nella materia primordiale, punti luminosi che rammentano quel che i Buddisti chiamano aggregati psichici nelle acque scure della psiche. Nell’occhio (Ayn) del pesce  vi è l’immagine della natura mercuriale ancora in sonno, l’alchimista può ridestarla unificando spiritualità e materia. Sull’Ayn del pesce non s’abbassa la palpebra, pur ‘in sonno’ Mercurio è sempre vigile, i pesci infatti non chiudono gli occhi quando riposano.  Il Segno Zodiacale dei Pesci entra in costellazione a Febbraio, quando la fase invernale si sta esaurendo. La quiete inizia a mutare in movimento, nel Nero Invernale (Yin) penetra il primo raggio bianco del Bianco Estivo (Yang) e i due pesci del Tai Chi prendono forma.  Nel geroglifico zodiacale è manifestata l’idea dell’Energia nel movimento della materia spiritualizzata che  torna al suo principio unico. I Pesci con il loro movimento manifestano il ritorno eterno alla purezza, ma sono anche simbolicamente inchiodati nel loro dualismo ipostatico, mossi dal ruotare di energie contrapposte. Nei miti incentrati sul segno dei Pesci emerge il tema dell’annullamento dei legami con il mondo materiale, grazie al ritorno nel Caos Primigenio, nel quale l’alchimista attua la sua naturalizzazione, trasformando quell’ asse rigido che separa la razionalità dal caos.  L’Opera del Xristos – Pesce , ΙΧΘΥΣ , inverte l’errore che ha bloccato la Relazione fra Cielo e Terra in Pi, ripristinando il rapporto fra i Due.

E avviandoci alla conclusione, ricordiamo l’errore dell’inversione operato dagli Arconti,  nel nostro viaggio li abbiamo visti rappresentati nelle Torri che trattengono la Principessa-Anima, descritto da Filippo: – Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone-. L’azione dei Pesci guida fuori dall’illusorietà della separazione. Due cerchi ciascuno con una parte visibile e una invisibile uniti da un’asse centrale, che li conduce in un movimento di rotazione circolare. I due poli non si uniscono mai mantenuti distanti dalla rigidità dell’asse. Nel Nome del Re di Giustizia v’è Da’at in quanto il Giusto opera l’ultima rettificazione proprio riunificando Da’at alla sede superiore dalla quale è scivolata. Una volta operato il reintegro delle Sefiroth, Melek Tzedeq il Re di Giustizia torna alla sua originaria dimora e diviene Melekh Elion, il Re Superno.  Nell’ambito biblico il Re di Elion è Sacerdote, a Melchitzedeq si rivolge come Sacerdote di Elion  (Salmo 110[U1] ) Kohen l’El Elyon . Nel testo di Qumran 11Q13 Melchitzedek viene sovrapposto alla figura del Principe Unto  נָגִ֔יד  מָשִׁ֣יחַ (massiach  naghid) di Daniele 9, 25 e il Numero sette scorre nelle parole di Daniele:

24 Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. 27 Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore”. -. Sette è la lettera Zain lo Scettro Dorato, è la spada, il potere del discernimento, e il suo nome include ‘Zakar’ e di ‘Neqevà’ (maschio e femmina). Nella Kabbalah Zain è moglie e Vav marito:  “eshet chail ateret ba’ala” (Prov. 12,4) “una moglie di valore è la corona del marito”, l’unione mistica avviene solo nel luogo più alto dell’Albero Sefirotico,  in Keter.  La Principessa una volta liberata dalla Torre torna al suo Sposo-Re


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[1] Questo studio avviene all’interno della scuola ITCCA. Cito la scuola non per pubblicità, ma per non fare il torto di appropriarmi immeritamente delle immagini suggerite.

Meditazioni Sul Testo : Le Divisioni dell’Adam

In Bereshit (Genesi) due momenti cruciali dell’Adam sono caratterizzati da una sua distorsione delle parole di Y*H*W*H.

In uno dei due momenti, il primo, Ishah (ancora non chiamata Eva), dice al Nachash, il serpente: – Elohim – omette il Nome, rinunziandovi per qualcos’altro , lo vedremo fra poco- dice: non mangiate di quel frutto e non toccatel/violatelo [tigheu]- Ishah aggiunge la parola tigheu, “aumentando” così, a suo modo, la Legge. Il secondo caso è Qayin, Caino,quando, dopo il drammatico dialogo con Dio, dice: – Tu mi cacci… – Mettendo in bocca a Dio parole che Egli non ha proferito, anche lui ‘aumenta’ la Legge, interpretando, stavolta, le parole di Y*H*W*H circa la dimensione caduta dell’Adamah, senza l’altra parte dell’Adam, Hebhel, Abele, scissa con la famose uccisione.

Particolare della messa in opera del testo ebraico del Manoscritto. [Bereshit 1-3]

Entrambi gli ‘aumenti’ corrispondono a due precise sottrazioni. Nel caso di Ishah, prima che divenisse Eva, l’aumento corrisponde a una sottrazione: la Donna sottrae il Nome al suo Dio, definendolo al modo del Nachash: Elohim, la sua forma plurale, senza connotazioni specifiche. Nella storia di Qayn la sottrazione è proprio Hebel, il gemello ucciso, toglie così a Dio metà dell’Adam, quella che-pascola-il-gregge. Qayn sembra non accorgersi della gravità della sua azione, quando Y*H*W*H gli parla, egli risponde, quasi incredulo, domandandogli se davvero la sua colpa sia poi così grave da non venir tollerata. In realtà il rapimento della vita è già nel sangue di Adam, che ,strappando il Frutto dell’Albero, si è svezzato alla divisione di sé stesso e al ristagno (aumento-limitazione) nel suo mare interno delle categorizzazioni, reso una costellazione di stagni isolati l’uno dall’altro attraverso le pareti di un linguaggio sempre più lontano dall’Unità originaria con la Creazione.

Particolare della messa in opera del testo italiano di Bereshit. [Bereshit 4]

Gli aumenti non sono la ricerca di un più ampio campo di libertà d’azione, sono, altresì, limitazioni che sia Ishah quanto Qayn si autoinfliggono. Ishah impone la regola di non toccare/violare il Frutto, oltre quella di non coglierlo mentre Qayn si infligge la ‘cacciata’. In realtà l’Adam, sin dal principio sembra propenso a volersi incatenare, una volta esclusa la sua cooperazione con Dio. Quando Adam si ‘cuce’ una cintura, limita la sua azione macrocosmica connessa alla zona pelvica, difatti l’Adamah diventerà infruttuosa, poiché non vi sarà lAdam capace di fecondarla con il Verbo Celeste, escluso dalla sua iniziativa. Anche con la caduta di Qayn, l’Adamah non sarà più feconda, poiché l’Adam agricoltore si è diviso dal suo essere pastore, limitando la sua integrità primordiale, censura in se stesso l’Opera per cui è stato ‘eletto’ (Genesi : perché per coltivare l’Adamah è stato eletto). Strappando il frutto e mangiandolo, Adam da luogo all’omicidio, azione in cui si strappa la vita di un essere per inglobarla a livello emotivo, ‘aumentandosi’ nell’arroganza. Origina la faziosità, Qayn spia Dio che guarda Hebel, come se la scena fosse altro da sé, anziché contemplarlo come la sua parte di essere che pascola il gregge, della quale l’Adamah ha bisogno per vivere. In quel momento l’Adam, ormai svezzato alla divisione per aver strappato il Frutto dall’Albero, traccia un solco fra sé, la sua integrità primordiale e Dio. Qayn e suo padre Adam (con la sua Ishah) in realtà sono la rappresentazione nell’Eretz-terra del Frutto dall’Albero, strappato dai mondi Sefirotici.  Qayn sarà ‘errante’ e ‘barcollante’ nella sua Eretz-Terra e i popoli (le Nephesh-anime, i viventi primordiali dei primi giorni della Creazione) non riconoscendolo come ‘Albero maestro’ radicato nel loro mondo, si sentiranno legittimati a ripudiarlo (ucciderlo) come Adam- pastore, anzi potrebbero persino scambiarlo come un ‘ladro’ , anticipando le parole di Cristo in Giovanni : – In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. (…) 5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei.-. Ed era Hebel la parte dell’Adam “pascolante-il-gregge”, ora Qayn non sarà riconosciuto tale, poiché egli è la metà dell’Adam che coltiva la Adamah. Il timore di venire ucciso dalle Creature che lo incontreranno è dunque fondato. Dio fa di Qayn ‘un segno’ perché Adam si rammenti di quanto sia tremenda la sua condizione di Essere diviso in sé stesso. Adam si scinde da Ishah, Qayn da Hebel e via, via si isolerà ogni categoria dell’Essere in Adam: sarà un frammentarsi sempre più sottile, una continua dispersione delle particelle. Gli ‘aumenti-sottrazioni’ alla Lingua Primitiva, scaturita nell’Arché, di Adam continueranno sino a intrappolarlo nelle acque melmose del suo stesso linguaggio. L’avventura di Adam sarà ora verso la sua integrità primordiale, perché si restauri la Relazione Originaria stabilita in Bereshit.